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Biancamaria D’Agostino, avvocato e già capogruppo della Lega a Palazzo di Città, il suo nome è dato tra i sicuri candidati del Carroccio per il Consiglio Regionale. E’ pronta a scendere, di nuovo, in campo dopo le Amministrative in città?

«Mi preme sottolineare che, pur avendo offerto al partito la mia disponibilità ad essere tra i candidati per la carica di consigliere regionale, la Lega non ha ancora ufficializzato i nomi dei quattro esponenti da schierare nel collegio della provincia di Avellino. Ad ogni modo credo nel valore dell’impegno intellettuale degli esponenti della società civile, abituati al confronto democratico ed alla ricerca degli equilibri tra interessi contrapposti. Mi riconosco nei valori della Lega, che privilegia la famiglia come formazione sociale da cui nascono e si affermano le ragioni etiche che guidano le generazioni nelle professioni e nella politica. Inoltre, sono convinta della necessità di rilanciare le vocazioni culturali ed artistiche dell’Irpinia, che costituiscono un patrimonio ideale di pensiero, da tutelare e promuovere. La Lega rappresenta una forza di cambiamento rispetto all’assetto attuale, il partito che dà voce anche a chi, purtroppo, per situazioni personali e sociali, non viene ascoltato dalle istituzioni. E’ al fianco di queste persone che profonderò il mio impegno verso i valori della giustizia sociale».

La disponibilità a voler essere parte della squadra della Lega alla prossima competizione elettorale l’avrà ovviamente spinta a lavorare ad un programma per la provincia di Avellino…

«Certamente. La mia idea di programma punta all’inclusione sociale delle categorie più deboli, come le donne, i minori, i giovani, per creare occasioni di occupazione e di sviluppo locale. In risposta al progressivo spopolamento della nostra provincia, è necessaria un’azione politica ed amministrativa che conferisca centralità alle aree interne, troppo spesso relegate in una posizione di marginalità regionale rispetto a Napoli e Salerno, città privilegiate dalla politica di centrosinistra in virtù del loro ampio bacino elettorale. L’Irpinia è storicamente la “Terra di Mezzo”, da cui parte quella sfida d’integrazione con le aree più sviluppate del Centro- Nord, valorizzando al massimo le sue risorse e le sue eccellenze agroalimentari e culturali. Credo che la riscoperta delle nostre radici mediterranee, nel contesto delle aree appenniniche di pertinenza irpina, possono alimentare un nuovo modo di intendere la società globale, per realizzare una sorta di Neo-Umanesimo che accenda i riflettori sulla dignità di uomini e donne della nostra terra, in un contesto solidale».

Per il Carroccio si parla di un poker di candidature importanti: al netto del suo nome, sul tavolo sarebbero già pronti quelli di Salvatore Vecchia, Gino Cusano ed Orsola De Stefano…

«All’interno del nostro partito prospera la passione per la politica. Siamo tutti convinti che la Lega possa incarnare l’idea di rinnovamento di cui l’Irpinia, la Campania e l’Italia hanno bisogno. C’è grande stima tra noi, c’è voglia di collaborare per far crescere il partito sul territorio a prescindere dai nomi che verrano schierati in campo. Chiunque farà parte della lista lavorerà in un’ottica di squadra per migliorare la sensibilità sociale e la partecipazione alla vita delle Istituzioni».

Sulla campagna elettorale pende l’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid in Regione Campania. Alcuni riferimenti del Governatore risultano indagati: qual è la sua opinione sulla questione?

«Il Centrosinistra, storicamente, è stato al centro di scandali legati alla corruzione di alcuni dei suoi rappresentanti. La caduta dell’ideologia, purtroppo, ha comportato na sottovalutazione del principio di legalità, al quale tutti, politici, cittadini, funzionari della pubblica amministrazione, siamo vincolati. Si assiste ad una lotta per il potere fine a se stesso, che spesso sfocia in comportamenti che violano le leggi, incrinando la fiducia dell’opinione pubblica. All’elettorato deluso dalle facili promesse, seguite dalle ordinarie malversazioni, la Lega offre l’alternativa di una forza politica giovane e dinamica, che tende alla gestione trasparente ed al dialogo».

Non crede che, a prescindere dall’inchiesta guidata dalla Procura di Napoli, la partita tra Vincenzo De Luca e Stefano Caldoro possa avere un destino già scritto? A favore del primo, si intende…

«Non credo. La partita è tutta da giocare. Stefano Caldoro ha già dimostrato di essere un leader, ascoltando tutti ed evitando i personalismi, che non giovano alla politica e alla democrazia. La sua dialettica, la sua capacità di mediazione sono garanzia di risoluzione dei non pochi problemi sul tappeto, dall’emergenza sanitaria, provocata dal Covid, alla recessione economica, dalla contrazione del mercato del lavoro all’aumento delle fasce di povertà. Credo che il suo impegno sarà rivolto a rendere la Regione Campania efficiente e competitiva nei servizi, riscattando la cronica indifferenza della classe imprenditoriale che non investe nelle nostre zone, temendo la criminalità organizzata. Il salto di qualità è possibile, scegliendo di cambiare gli assetti del governo regionale, per costruire un welfare efficiente in un tessuto sociale rispettoso delle regole».

Ad Avellino la Lega è ripartita dalla nomina a coordinatore provinciale del senatore Pasquale Pepe, attuale vicepresidente della Commissione Antimafia: qual è il bilancio dell’azione del parlamentare alla guida del partito?

«La Lega sta crescendo in città come in provincia: questo anche grazie al coordinamento del senatore Pepe, il cui operato dimostra sensibilità ed attenzione per il nostro territorio. Dinanzi a noi, ci sono le sfide del futuro ed una strada impervia, per la situazione stagnante dell’Irpinia e della Regione che non decollano. Credo che superare il sistema clientelare, restituendo valore alla competenza, alla professionalità ed alla meritocrazia sia indispensabile per motivare la società civile a dare il massimo nel proprio raggio di azione. L’impegno della Lega e del suo massimo rappresentante locale sono rivolti in questa direzione e, nel tempo, si potrà incidere sul cambiamento dalla mentalità assistenzialistica all’auto-affermazione delle proprie capacità. Sarà un percorso lungo, ma io ci credo».

(Intervista di Vincenzo Di Vaio per Orticalab)