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Ripensare il sistema sanitario, svuotandolo delle clientele e mettendo al centro il diritto alla salute di ogni cittadino. 

Biancamaria D’Agostino, avvocato impegnata da sempre nel sociale e nell’associazionismo cattolico, candidata in pectore al Consiglio Regionale della Campania con la Lega, indica la strada per rilanciare il sistema sanitario campano che, con l’emergenza Covid, ha mostrato le falle aperte da una gestione che si è rivelata più politica che sanitaria. 

Come giudica la risposta data dalla Sanità Campana all’emergenza Covid?

Credo che l’efficienza della struttura ospedaliera sia tra i beni primari della collettività, in quanto presidio preposto alla tutela della salute pubblica, come dimostrato durante l’emergenza COVID, dove abbiamo registrato parametri d’eccellenza di medici ed infermieri, pronti a rischiare la propria vita per  curare i pazienti affetti dal Coronavirus. Rispetto a questa emergenza, c’è, tuttavia, da registrare l’ estrema  difficoltà  per i malati di altre serie patologie di sottoporsi a visite ed interventi chirurgici, con grave  pericolo per la vita dei pazienti, laddove un’ordinanza regionale avrebbe potuto stabilire una migliore  continuità delle prestazioni sanitarie, seppur con le dovute precauzioni che, almeno in città, era possibile garantire in dipendenza  degli ampi spazi del “Moscati”. Abbiamo per questa ragione registrato un notevole disservizio, che ha comportato seri rischi per l’utenza”.

Le strutture ospedaliere della provincia di Avellino sono state efficienti?

Credo proprio di No, basti pensare al caso di Ariano Irpino, dove  un operatore sanitario, eludendo il triage obbligatorio, ha condotto un suo congiunto in Pronto Soccorso, causando il diffondersi del focolaio del COVID con le drammatiche conseguenze note a tutti. Questo comportamento, evitabilissimo con migliori e maggiori controlli,  ha indotto alle dimissioni il direttore sanitario, prontamente sostituito. L’Irpinia ha rischiato di finire stritolata dalla stampa nazionale, per la gravità dell’inadempienza e la popolazione arianese è stata penalizzata dall’istituzione di una zona rossa che si sarebbe potuta  agevolmente evitare”.

Ancora oggi ci sono cittadini campani costretti ad andare a curarsi fuori regione, perché?

Innanzitutto per le liste di attesa troppo lunghe, sia  per le  diagnosi che per le cure, anche in relazione alle patologie serie,  e già questo è inaccettabile, ma anche per il consueto sistema clientelare, grazie al quale, in virtù di amicizie o connivenze politiche, alcuni malati hanno la precedenza su altri, in palese violazione del principio di uguaglianza di trattamento a tutela di un diritto primario quale  la salute. La sanità pubblica deve essere un patrimonio di tutti per egual modo di fruibilità e con una migliore qualità del servizio”.

Quali sono le priorità in provincia di Avellino?

Molteplici, ad esempio dopo la soppressione del presidio sanitario di Bisaccia, sarebbe importante creare le condizioni per la nascita di un nuovo ospedale, in modo da assicurare  assistenza e terapie anche in un’altra struttura, evitando il sovraffollamento ad Ariano e Sant’Angelo dei Lombardi. Sarebbe a mio avviso necessario, inoltre, il raggiungimento di  elevati standard d’efficienza con strumentazioni di avanguardia, per favorire una degenza dignitosa, in camere dotate di comfort, in modo da stimolare i malati ed i loro familiari ad un approccio psicologico positivo verso il percorso terapeutico, ciò che attuamente non è sempre garantito”.

Alla luce di quanto sta avvenendo all’Ospedale di Solofra, secondo Lei, la gestione politica della sanità in Campania negli ultimi anni ha penalizzato le aree interne della nostra provincia?

Assolutamente sì, per i motivi suddetti ed anche per la poca sensibilità dei vertici  sanitari, che troppo spesso rivestono  ruoli derivanti da volontà politiche, a prescindere dalla loro  specifica competenza e professionalità. La sanità è sempre stata utilizzata come bacino elettorale per il centrosinistra, lo sappiamo tutti”.